Gli stravolgimenti degli ultimi mesi ci offrono l’opportunità di una riflessione sul ruolo della politica , dei partiti , sul concetto di responsabilità e di impegno che abbraccia dimensioni e confini fin’ora inesplorati ; l’elezione di un Presidente Nero alla guida degli STATI UNITI di America , la recessione economica , il crollo del sistema bancario mondiale , l’evaporazione del concetto di ricchezza facile , l’idea di un mondo affidato e regolato dal libero e sfrenato mercato , la fine di un secolo di politica e l’inizio di una nuova epoca distinta da una diversa visione e rappresentazione dei partiti e del loro ruolo ,tutto ciò consegna alla riflessione obbligata le nuove sfide , le nuove ansie , le necessarie speranze di una società alla ricerca di orizzonti .
Una nuova idea per far fronte alla crisi del mondo produttivo , alla disperazione crescente , alla sfiducia pervasiva verso istituzioni e forme organizzate di rappresentanza , un nuovo approccio per recuperare credibilità e riconoscibilità della politica e dei suoi attori , un nuovo modello di dialogo nell’era del dialogo globale che sappia cogliere o anche interpretare la voce inascoltata ed il linguaggio espressivo diverso della giovane generazione .anche nella nostra Regione il dibattito sui grandi temi dello sviluppo necessita di uno sforzo di consapevolezza e responsabilità per affrontarne gli aspetti piu’ dolorosi che stanno fiaccando una terra dai piccoli numeri come la nostra ; non c’è programma , azione di governo o progetto politico intelligente ed interessante che traguardi senza la necessaria unità politica . Le riforme , i provvedimenti piu’ significativi a sostegno del mondo produttivo , della innovazione , dell’occupazione , della formazione , hanno rappresentato la capacità di progetto , il respiro lungo col quale si muove il governo Regionale ed il Pd ed è la testimonianza del valore aggiunto che l’unità del partito e della coalizione ha rappresentato .la stessa sfida si ripropone nella finanziaria Regionale prossima che sarà caratterizzata da interventi a favore delle famiglie dell’occupazione e del mondo produttivo e della povertà , temi ai quali non possiamo sottrarci e che devono occupare il primo posto nella nostra agenda politica ed non è piu’ rinviabile calendarizzare temi nevralgici come quelli sociali che se disattesi minano alle basi la stessa coesione della nostra società aumentando a dismisura la forbice della disuguaglianza. Sento il dovere di farlo , con tutto me stesso , utilizzando gli strumenti del dialogo , del confronto , del rapporto diretto con la gente e della discussione mediata o virtuale attraverso questo mezzo che consiglio di utilizzare come occasione di partecipazione alla vita ed alle scelte della nostra Regione.
Lo stato della povertà , ad esempio.
Povero è, ancora oggi, il 13% della popolazione italiana, costretto a sopravvivere con meno di metà del reddito italiano, ossia con meno di 500-600 euro al mese.
In Basilicata una famiglia su quattro.
Sono povere le famiglie con anziani, in particolare se autosufficienti, ed è povero pure un terzo delle famiglie con tre o più figli : il 49% circa di queste famiglie vive al Sud.
Dal rapporto sulla povertà del 2008 , quello della “Fondazione E.Zancan”- Ripartire dai Poveri- si rileva che al passar degli anni niente cambia, e i poveri non riescono ad uscire dalla povertà. Perché?.
Forse, evidenzia il rapporto, significa che le risorse sono limitate e soprattutto male utlizzate.
Nell’Europa dei 15 , l’Italia, dopo la Grecia, è il Paese i cui trasferimenti sociali riducono la povertà solo del 4%, rispetto , ad esempio, alla Svezia, Danimarca, Finlandia , Paesi Bassi, Germania e Irlanda che riescono a ridurre il rischio povertà di circa il 50%.
In generale, la spesa per la protezione sociale italiana, sostenuta dalle Amministrazioni pubbliche e da istituzioni private, non è alta, è sotto la media UE 15 sia in termini di percentuale PIL, sia in termini di spesa pro-capite a ciò destinata.
In sintesi chiediamoci perché in Italia i trasferimenti sociali non riescono ad incidere efficacemente sul fenomeno della povertà?.
Secondo il rapporto Caritas-Zancan, due sono le questioni da affrontare con urgenza: 1-il passaggio da trasferimenti monetari a servizi ; 2- la gestione decentrata della spesa sociale.
E’ da notare che per quanto riguarda poi la gestione della spesa, nel nostro Paese l’assistenza sociale è tuttora erogata a livello centrale, piuttosto che a livello locale, diversamente da quanto prevedono le recenti modifiche costituzionali.
Applicando la definizione della Commissione Onori, solo l’ 11% pro-capite è spesa gestita a livello locale: questa è una contraddizione su cui è urgente intervenire, collegando strutturalmente il passaggio da trasferimenti a servizi e da gestione centrale a gestione locale.
Se poi nell’ottica di un approccio regionale e multidimensionale al tema povertà, facciamo luce sulle performance regionali in ordine alla modernizzazione dei sistemi di protezione sociale, eliminazione della povertà infantile e garanzie di un alloggio dignitoso, possiamo registrare che sulla modernizzazione dei sistemi di protezione sociale ha trovato conferma la tesi del divario nord-sud, dovuto al maggior peso di alcuni indicatori rispetto ad altri, come un’elevata incidenza in percentuale della spesa per assistenza domiciliare integrata sulla spesa sanitaria regionale, o rispetto ai valori elevati dell’indicatore sullo sviluppo dei servizi sociali, o ulteriormente rispetto all’ultimo dato preso in considerazione che è quello della condizione abitativa.
Nell’ambito della ricerca fatta dalla Scuola superiore della P.A. –Sspal-, si mette in evidenza che le politiche di lotta al rischio di esclusione e le misure anti-povertà non sono ambito esclusivo del Governo centrale, bensì dopo l’intervista a più 415 assessori comunali, è emersa che “ i sistemi locali”che devono essere appannaggio degli Enti locali e Regioni.
Questo vuol dire che un coordinamento sarà necessario in materia se si pensa che a fronte di 346 ambiti sociali appartenenti a 16 territori regionali, ha fatto emergere l’estrema varietà nelle modalità di gestione delle risorse finanziarie, concentrate nei servizi domiciliari ed interventi di promozione sociale sono tipologie prevalenti di attività finanziate,seguono sussidi economici, servizi semiresidenziali ed interventi volti a contrastare le emergenze sociali.
L’orientamento complessivo premia il sostegno alle responsabilità familiari e di cura, tipologie di servizio che si riferiscono alla lotta all’esclusione sociale con sussidi economici e con interventi volti al fronteggiamento di emergenze sociali, presenti quest’ultimi in più di sei piani su dieci.
Per quanto riguarda ,infine, i trasferimenti monetari, il primato di una maggiore diffusione è tenuto dal Veneto, Emilia e Liguria con percentuali del 80,2% di media.
A fronte di questo dato, per le aree meridionali, in netta diversificazione fra loro, per noi importante come dimensione comparativa, vi è quello lucano che è del 16,7%.
Perché questa lunga analisi?.
Semplice.
Partiamo da questi dati per accelerare una discussione programmatica su questo tema:
Il sito e il mio blog è un’occasione.
Cosa propongo, in sintesi:
- La DGR n. 1578 del 7 ottobre 2008, proroga fino al 28 novembre 2008 la sperimentazione del Programma di Promozione della Cittadinanza Solidale, e alla creazione di un Gruppo di lavoro interdipartimentale con il compito di preparare il possibile prosieguo della sperimentazione della Cittadinanza Solidale.
Sapendo che l’Assessore competente ha dichiarato che la spesa storica relativa , quella cioè di un milione al mese di euro, è completamente insufficiente a fronteggiare tale situazione, aspettando le proposte che il Gruppo di Lavoro appositamente costituito farà, apriamo il dibattito, specialmente in funzione della prossima finanziaria regionale.
- Io già avanzo delle proposte :
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- Parziali risposte alla povertà senza aumentare la spesa complessiva per la protezione sociale, riallocando una parte delle risorse destinate alla spesa sociale. Parlo concretamente l’esame dell’indennità di accompagnamento e la spesa per assegni familiari. Al 1° gennaio 2007, la spesa per indennità di accompagnamento ammontava a 7.128 milioni di euro, a cui vanno aggiunti 3.047 milioni in cui coesistono indennità e pensioni di invalidità, per un totale di 10.175 milioni di euro. Sempre nel 2007 la spesa per assegni familiari ( nuclei che sono composti da persone i cui redditi sono al di sotto delle fasce reddituali stabilite di anno in anno), è stata di 6.427 milioni di euro. All’interno di entrambe le platee di beneficiari, la povertà rappresenta un problema rilevante. Io ipotizzo forme parziali di riconversione dei 10.175 milioni di euro e dei 6.427 milioni di euro, come?
Passando da un approccio per categoria a un approccio basato sulla persona, la sua effettiva condizione, i suoi bisogni di protezione e promozione sociale,trovando soluzioni perché almeno una parte del trasferimento monetario possa essere fruita in termini di servizi accessibili, come prestazioni di sostegno alla domiciliarità, attività di socializzazione , servizi per l’inserimento lavorativo, di accoglienza familiare par-time.
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- 2. Allargamento delle prestazioni sanitarie, in offerta , a tutta una popolazione di pensionati, famiglie alle soglie della povertà ( documentate secondo parametri di legge e trasparenti ) , con lo scopo precipuo di far fronte alla indisponibilità finanziaria degli stessi.
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- 3. Definizione di una proposta di legge regionale quadro sull’intero sistema sociale di Basilicata.
Spero di aver messo argomenti per stimolare prese di posizione, proposte per una proficua ed articolata discussione politica su questi temi, pensando che la cornice al tutto deve essere necessariamente intesa su una vera definizione del rapporto tra territori e dirigenza locale e temi di sviluppo propri di quell’area, considerazione sulla responsabilità di tutti a riprendere, come dicevo all’inizio, una sana gara alla proposta politica, evitando inutili e dannose prese di posizioni tutte interne al possibile collocamento personale.
D’altra parte come può un Personale Politico abbandonarsi a simili prese di posizione, non pensando, ad esempio, che la nostra Regione e la sua dirigenza politica e amministrativa, proprio sul tema della Cittadinanza Solidale, rispetto ai trasferimenti statali esigui, non rivendicare il merito di aver fatto avanzare un Piano decisamente innovativo?
Apriamo la discussione,. Vi aspetto
Marcello









